SI al Dal Molin

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manifestazione giovedi 22 marzo

Il Sì manda al rogo Rai e Santoro «Questo non è servizio pubblico»
Duecento dipendenti davanti alla Ederle bruciano gli abbonamenti alla tv

di Marino Smiderle

Più che Anno zero, zero in condotta. È il voto che il comitato del Sì al Dal Molin ha dato a Michele Santoro e alla trasmissione che conduce su Raidue. E il votaccio in pagella si è trasformato ieri in una manifestazione davanti alla caserma Ederle, iniziata alle cinque della sera, al termine del turno di lavoro. Circa duecento dipendenti vicentini dello zio Sam si sono messi un bavaglio bianco sulla bocca, come a dire che a loro il diritto di parola è negato. «Dico, ma l'avete vista la trasmissione di Santoro? - sbotta Roberto Cattaneo , portavoce del Sì, mentre cerca di dare un minimo di organizzazione a una protesta poco più che spontanea -. Dai, non si può chiamare servizio pubblico una trasmissione che ospita solo una parte in causa. Non c'è equilibrio, non c'è attendibilità. Non ci resta che metterci il bavaglio». Ma non basta. C'è anche la cerimonia del rogo degli abbonamenti Rai. «Siamo di fronte a un caso palese di disinformazione - attaccano - e in più ci tocca pure pagare il canone. Non è ammissibile». Sono arrabbiati, i dipendenti della Ederle, ma la loro mobilitazione è completamente diversa, nello stile e nella dinamica, di quelle dei "colleghi" del No. Pacifici e rumorosi questi ultimi, pacifici e silenziosi gli "ederliani". Con un'altra fondamentale differenza: il traffico continua a scorrere lungo viale della Pace. L'unico disturbo agli automobilisti lo porta il semaforo, visto che quando è rosso quelli del Sì porgono un volantino agli automobilisti. Per il resto del tempo, i manifestanti si limitano a rimanere dietro gli striscioni, con la bocca coperta dal bavaglio. Già, gli striscioni. I pennarelli si sono sbizzarriti. Si va dal «Bottene, Santoro, la disinformazione la fanno tutta loro», al «15 marzo 2007, democrazia anno 0, Santoro 0 uomo», fino a «Dopo aver visto Anno zero, Emilio Fede santo subito». «Vogliamo ricordare - scrivono sul volantino quelli del Sì - che questa televisione è pagata con i soldi dei cittadini e non può perseguire altri fini che l'interesse della collettività. Se questo viene a mancare, con un'informazione parziale e scorretta, fa cadere le motivazioni sulle quali si basa la richiesta del pagamento di un canone». Gli abbonamenti finiscono dunque nel falò liberatorio. La manifestazione dura poco più di mezz'ora, gli imbavagliati se ne tornano a casa e si ripromettono di non pagare mai più il canone. Davanti alla Ederle non si sono visti molti politici. C'era Marco Bonafede, di An, presidente della Circoscrizione 5, che pure non ha gradito il modo in cui è stato trattato l'argomento Dal Molin da Santoro. «Non c'era contraddittorio - attacca - mi pare francamente insostenibile sostenere, come ha fatto Santoro, che il Veneto si deve abituare a questo tipo di giornalismo. Credo che non ci abitueremo mai a questo andazzo». E c'erano anche Giovanni Togni e Alessandro Belluscio, del Circolo della Libertà, Impegno per Vicenza. Finisce tutto, ma Cattaneo ha ancora la forza di fare l'ultima raccomandazione ai suoi: «Non lasciate un pezzo di carta per terra - tuona -. Noi la strada vogliamo lasciarla pulita». La frecciatina è rivolta a quelli del No, che a suo dire non sarebbero così attenti. Piccole scaramucce per delle manifestazioni che, in entrambi i casi, hanno avuto il non trascurabile pregio di essere sempre state pacifiche. Quelli del No, in più, ci hanno messo le pignatte e i mestoli; l'esatto opposto del bavaglio e del silenzio. Tornando alla politica, l'on. Pierantonio Zanettin (FI) ieri ha fatto il bis. Dopo aver presentato un esposto al garante per le comunicazioni contro l'Annunziata (e ottenuto l'ammonizione alla trasmissione "In mezz'ora" per la puntata sul Dal Molin con Casarini e Variati), ha ripetuto l'operazione per Anno Zero, «che non ha permesso a quelli del Sì di esprimere il proprio parere». Anche l'on. Luigi D'Agrò (Udc) si è fatto sentire: «Certi servizi così faziosi proposti ai telespettatori innescano meccanismi contrari al pluralismo, che aumentano lo scontro tra le opposte opinioni e non danno conto di una parvenza di obiettività, presupposto morale per un servizio pubblico sostenuto anche dalla collettività con il pagamento del canone».

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