La bandiera della pace e la pretesa di "O bella ciao"
Ho promesso ad una vivace nonnina di 86 anni (conosciuta oggi) che avrei speso due parole riguardanti la manifestazione del 25 aprile offertaci, come ogni anno, in piazza dei Signori per ricordare la festa della Liberazione.
La cerimonia si è presentata nel suo decorso ricca di interventi, storicità, presenza dei vari battaglioni e forze armate, bandiere (mi piaceva quando nel passato si regalava ai bambini presenti la “mini” bandiera di carta...e loro sventolavano per meglio sopportare i lunghi discorsi cerimoniosi) e banda musicale.
La nota dolente è arrivata alla fine quando, aperte le transenne, tutti hanno potuto circondare in segno di amicizia e sostegno affettuoso il gruppo bandistico che ha continuato a suonare generosamente e con competenza tanta buona musica.
Il gruppo dei manifestanti “No Dal Molin” ha trovato modo di rovinare la giornata infierend o contro i musicisti e sollevando gli animi di chi pacificamente stava ascoltando con numerosi bambini piccoli posti davanti e che cantavano con i loro genitori i brani conosciuti. Si è arrivati persino a provocare alzando le mani e un piccolo spiacevole tafferuglio c’è stato.
Questo non fa certo onore alla persona che, in quel momento, portava la bandiera della Pace e ha voluto creare dissapori e discordie credendo di far del bene ai suoi amici che chiedevano con forte insistenza fosse suonata “O bella ciao”.
Il deluso maestro, al quale personalmente ho chiesto scusa per rispetto, ha voluto concludere la manifestazione accontentando i concitati presenti (che l’hanno maleducatamente attorniato: vergogna!) con il richiestissimo brano.
Qualche musicista, giustamente offeso, al termine si è tolto il berretto della rossa divisa e se n’è uscito dalla “scena” non nell’ordine bellissimo con il quale è entrato e ha par tecipato con rispettosa presenza alla mattinata per far onore alla patria. Sono riuscita a batter sulla spalla di costoro per incoraggiare e sopportare ... ma signori! ... abbiamo toccato proprio il fondo del vaso.
Rinnovo ancora le scuse per chi non le sa fare al gruppo bandistico presente e un caloroso grazie per la musica che ci viene offerta da queste persone piene di buona volontà e ri cche di pace.
Ho accontentato anche la nonnina così offesa che non sapeva come fare per alzare anche lei la voce di fronte a questi fatti che sanno solo di politica.
Laura Carretta
La cerimonia si è presentata nel suo decorso ricca di interventi, storicità, presenza dei vari battaglioni e forze armate, bandiere (mi piaceva quando nel passato si regalava ai bambini presenti la “mini” bandiera di carta...e loro sventolavano per meglio sopportare i lunghi discorsi cerimoniosi) e banda musicale.
La nota dolente è arrivata alla fine quando, aperte le transenne, tutti hanno potuto circondare in segno di amicizia e sostegno affettuoso il gruppo bandistico che ha continuato a suonare generosamente e con competenza tanta buona musica.
Il gruppo dei manifestanti “No Dal Molin” ha trovato modo di rovinare la giornata infierend o contro i musicisti e sollevando gli animi di chi pacificamente stava ascoltando con numerosi bambini piccoli posti davanti e che cantavano con i loro genitori i brani conosciuti. Si è arrivati persino a provocare alzando le mani e un piccolo spiacevole tafferuglio c’è stato.
Questo non fa certo onore alla persona che, in quel momento, portava la bandiera della Pace e ha voluto creare dissapori e discordie credendo di far del bene ai suoi amici che chiedevano con forte insistenza fosse suonata “O bella ciao”.
Il deluso maestro, al quale personalmente ho chiesto scusa per rispetto, ha voluto concludere la manifestazione accontentando i concitati presenti (che l’hanno maleducatamente attorniato: vergogna!) con il richiestissimo brano.
Qualche musicista, giustamente offeso, al termine si è tolto il berretto della rossa divisa e se n’è uscito dalla “scena” non nell’ordine bellissimo con il quale è entrato e ha par tecipato con rispettosa presenza alla mattinata per far onore alla patria. Sono riuscita a batter sulla spalla di costoro per incoraggiare e sopportare ... ma signori! ... abbiamo toccato proprio il fondo del vaso.
Rinnovo ancora le scuse per chi non le sa fare al gruppo bandistico presente e un caloroso grazie per la musica che ci viene offerta da queste persone piene di buona volontà e ri cche di pace.
Ho accontentato anche la nonnina così offesa che non sapeva come fare per alzare anche lei la voce di fronte a questi fatti che sanno solo di politica.
Laura Carretta
Autore: dalmolin
Categoria: lettere dai vicentini
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mercoledì, 09.05.07 15:26:55
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Hanno trovato lo scopo della loro vita, cioè dire sempre e comunque "nodalmolin" in ogni occasione, anche se tale occasione non centra nulla con la base. Sono convinto che se la base non si farà loro saranno i primi ad essene dispiaciuti... poverini, che cosa si dovranno inventare per poter continuare a spignattare allegramente?
Rispondi votes: 0 domenica, 13.05.07, 13:37:1613.05.07 giornale di vicenza:
Dal “Times” al Vietnam la base Usa fa discutere
Dal Molin
Ai Carmini ieri un convegno con un americano reduce di guerra e il corrispondente del quotidiano britannico in Italia
di Gian Maria Maselli
Un convegno, "Vicenza, da città Unesco a città militarizzata". Per divulgare tre opinioni molto nette: «Primo: ospitare basi militari per una città è un costo, non un guadagno. Secondo: una volta che una città diventa a vocazione militare, non si torna più indietro. Come a Vicenza, che anziché smilitarizzarsi, sta per tornare ad essere un centro nevralgico della strategia militare americana.Terzo: in Italia, a differenza che negli Usa, non c'è trasparenza su cosa succede quando viene costruita una base militare americana».
RispondiIeri pomeriggio al teatro dei Carmini per argomentare e sostenere questi tesi sono piovuti esperti un po' da tutte le parti. Da Boston il pacifista americano Michael Uhl, veterano del Vietnam dove con il grado di tenente comandava un team di spionaggio militare. Da Cagliari il giornalista d'inchiesta Marco Mostallino. Da Roma Richard Owen, corrispondente italiano del Times, quotidiano inglese che on line conta 6 milioni di lettori e in cartaceo 700mila. Dalla Germania il parlamentare Wolfgang Greke e da Trieste Andrea Licata, del centro studi per la pace.
I primi tre hanno proposto le testimonianze più significative. Mostallino: «Per le basi Usa su suolo americano Pentagono e ministero della Difesa pubblicano su internet pile di documenti relativi all'impatto ambientale. Analisi dell'acqua, dell'aria, delle falde acquifere, dello stato di salute della popolazione delle città che ospitano le basi. In Italia invece le nostre autorità fingono di cascare dalle nuvole. Eppure in ogni base Usa in Italia c'è un comandante italiano, e non si muove foglia senza che lui ne sia informato».
Mostallino ha poi raccontato la storia della base di sottomarini nucleari americani della Maddalena. «L'Isola di Santo Stefano nel 1972 venne espropriata al proprietario, Pasqualino Serra. Un democristiano che poi nel 1996 divenne sindaco della Maddalena. Una volta sindaco, commissionò ai suoi tecnici uno studio: la base navale Usa è un affare? Scoprì che a fronte di 300 lavoratori italiani occupati e di 6 milioni di euro l'anno di giro d'affari, ogni anno si determinava un buco di bilancio di 900mila euro. Colpa delle spese per rete fognaria, allacciamenti elettrici, fabbisogno energetico, smaltimento rifiuti eccetera. Da quando esiste, la base Usa è costata alla comunità della Maddalena 23 milioni di euro, e come tutte le basi ha inquinato la zona con solventi, lubrificanti, carburanti e scorie di vario genere».
«Nel 2008 gli americani se ne andranno, ma solo perché hanno deciso di trasferire tutto a Napoli. Intanto la marina italiana ha chiesto il rinnovo della servitù militare fino al 2012. Altro che riconversione: una volta che diventi città militarizzata rischi di restarlo per sempre».
Mostallino ha concluso ricordando che «i poliziotti militari Usa hanno lo status di ausiliari di giustizia, affiancano i nostri carabinieri e possono disporre perquisizioni personali a italiani che si muovono per i fatti loro nei paraggi della base».
Questo invece ciò che ha detto Uhl: «In America i movimenti pacifisti, come il mio Veterani per la pace, sanno poco di cosa avviene con le basi Usa costruite fuori dai nostri confini. Vogliamo raccordarci maggiormente con i movimenti pacifisti internazionali per far aprire gli occhi all'opinione pubblica americana. Temo però che finchè essa non maturerà, cambieranno tante cose ma non la nostra politica in ambito Nato: democratici e repubblicani oggi come oggi su quel terreno sono uguali».
Ma tra il sano realismo che ieri si respirava al teatro dei Carmini, è arrivata anche una dichiarazione d'amore. «Sto informando i lettori del Times su cosa sta accadendo alla città del Palladio - ha spiegato Owen -. Vicenza ha molti ammiratori tra i turisti e gli studiosi inglesi. Sanno che i vicentini non si stanno arrendendo nella difesa del loro gioiello Unesco, ricco di tante opere d'arte come il quadro del Bellini nella chiesa di Santa Corona. E guardate che il Times online ha un sacco di lettori anche negli Usa…».
- commento ispirato da Benzinaa — #3
votes: 0 domenica, 13.05.07, 15:39:33ispirato da farvatus — #2 Eccone un altro che non sa pensare, ma deve riportare le notizie di altri giornali.
Rispondi votes: 0 lunedì, 14.05.07, 11:12:05Caspita ma siete proprio degli intelligentoni!!!
Tanto rumore per un dormitorio. Allora a questo punto smantellerei anche tutte le caserme italiane di militari dove i soldati dormono, anche tutti i centri sociali dove i fancazzisti non fanno nient'altro che dormire, ecc.
TU oltre a non saper pensare NON SAI NEMMENO LEGGERE. Ma hai finito l'asilo almeno?
Rispondi votes: 0 lunedì, 14.05.07, 14:44:11sto parlando di benzina
Rispondi votes: 0 lunedì, 14.05.07, 14:45:08Scusate volevo dire sto ragliando, non parlando
Rispondi votes: 0 venerdì, 18.05.07, 17:54:14